EMOZIONI A PELLE (riflessioni al bar della spiaggia)


 

 
Tempo di mare, di spiagge, di costumi e di vestiti scollati. Proprio lì, sul seno… bello quell’angelo alato, un po’ triste ma ha un che di coccola, di carezza, di appartenenza. Avrà una quarantina di anni lei, E quanti altri ne ha? Sta fumando una sigaretta e mentre alza il braccio per portarla alle labbra intravedo una rosa blu… ma non blu colorata, è blu disegnata, quasi fosse impressa con una Bic blu, del blu in cui scrivevano 20 anni fa le Bic. Particolare però!
Si spoglia… fa caldo, ma forse lo sento solo io, distolgo un attimo lo sguardo, vorrei mai se ne accorgesse che la sto fissando. A bordo acqua c’è un gran via vai e curiosamente oggi sono attirato da questi disegni sulla pelle: caspita quanti ce ne sono. Fiori, farfalle, teschi, pugnali, bracciali, leoni, serpenti, lune, stelle e soli, come se il sole di oggi non scaldasse abbastanza. Guarda tu quelle due, lo stesso tatuaggio e nella stessa posizione: un tribale sul basso ventre, proprio sotto l’ombelico. Potevano fare così: una si faceva il tribale, l’altra si tatuava la traduzione, almeno potevo capire che caspita significa. Boh! Che non senso!
Lei è ancora lì, le sarà suonato il telefono intanto perché sta ridacchiando mentre parla ad alta voce. Eccola, riattacca.
Riprende a spogliarsi, sfila la gonna lungo le gambe… un altro? Questa volta è una scritta, illeggibile ma non un tribale come quello delle aspiranti gemelle di pancia di prima. Si direbbe una scritta a pennarello, irregolare, quasi improbabili lettere scritte da un maldestro. Le prende tutto l’esterno della coscia destra. E non è nemmeno dritto ma ha un che di spontaneo, non è certo uno di quei tatuaggi riportati identici su centinaia di corpi come fossero il risultato di una copisteria! Curiosa questa tipa… anche piacevole, non bellissima ma piacevole. Belle gambe!
Si sfila la maglia, fiuuuuuu…. sulla pancia nessun disegno.
Sistema gli abiti al gancio dell’ombrellone e siede sul lettino dandomi le spalle. E ti pareva! Che c’è scritto tra le sue scapole?
                    Pensare divide sentire unisce
Impegnativo questo! Era meglio quello della coscia, tanto potevi pensarci finché volevi ma non ci saresti mai arrivato.
Una signora, avrà 60 anni, urta la mia sedia passandomi a fianco e nemmeno si gira per chiedere scusa… ma vaff… manco al bar della spiaggia la gente diventa educata, eppure siamo in vacanza! Ma guardala… sulla natica destra sfoggia un cuore modello cupido trafitto da un pugnale con scritto: “amami adesso”…appello scaduto da tempo signora mia, a giudicare dalla cadenza del gluteo!
E io che mi ero seduto per leggere il giornale, c’è più da leggere sui corpi che mi gravitano intorno!! Ahahahah!
Pensa che differenza tra questa dell’ombrellone e tutti i prodotti di copisteria che si arrostiscono al sole, giocano a volley, rincorrono bambini e si ungono come fossero sarde pronte da friggere!!
Uh! Si alza! Prende qualcosa dalla borsa, il portafogli. Si incammina proprio nella mia direzione, mi passa accanto ed ordina un caffè al bancone del bar che sta alle mie spalle. Vorrei girarmi e guardarla, ci sarà altro da leggere?
Chiede gentilmente se può avere il caffè al tavolo e si siede due sedie più in là della mia.
Non ci duro.
“Scusi..” sorrido… serve sempre sorridere. “Posso farle una domanda?”
Sorride anche lei, vai! “Prego”.
Come glielo chiedo, mannaggia… non vorrei sembrare invadente, ma lo sono del resto, quindi che mi importa?
“Mi ha incuriosito la scritta che ha sulla gamba… posso chiederle cosa significa?”
Sorride di nuovo, non è infastidita, anzi… sembra gradire l’intrusione.
“E’ la firma di mio figlio, di quando aveva 2 anni e mezzo. Ero uscita dalla doccia e lui è entrato in bagno con un pennarello in mano: a quell’epoca amava scrivere ovunque, muri compresi, e mi chiese se poteva scrivere il suo nome sulla mia gamba. Acconsentii e, senza lavarlo via, il giorno dopo andai da un amico tatuatore chiedendogli di riprodurre la scritta esattamente così com’era. Sa, io amo ricordare i momenti piacevoli della vita e scriverli sul corpo per me è come fissare un preciso istante e ricordarlo per sempre. Credo che se non lo avessi fatto, quel momento sarebbe sfumato come mille altri… che lasciano una piacevole sensazione ma non lasciano una collocazione precisa. Emozioni scritte sulla pelle.”
Sentire parlare quella donna era come andare in un’altra dimensione: avessi fatto la stessa domanda ai prodotti di copisteria transitanti, mi avrebbero risposto che avevano scelto quel disegno da un catalogo perché era quello che gli piaceva di più! I più profondi avrebbero risposto che quel pugnale era il segno del dolore inferto da un fidanzato che se l’era filata con un’altra o che quel tribale era uguale a quello della Canalis di cui però non conosceva il significato.
Arriva il caffè!
Non ho osato chiedere oltre. Curioso dei significati anche degli altri tatuaggi portati sul corpo ma rispettoso dell’intensità di questa donna… avrà avuto quanto, 40 anni?
Lei, come se mi avesse letto nel pensiero,mi rivolge un sorriso alzandosi e prendendo il portafogli (chiaro segno che se ne va). Si ferma un attimo, passandomi accanto e mi dice:
“Ho iniziato a scrivere sulla mia pelle quando ho perso un caro amico, avevo solo 15 anni, ma me lo volevo portare sul petto, volevo tenerlo protetto sul mio seno e sentirmelo vicino. E la sensazione di portare con me un’emozione che mai più avrei vissuto se non nei ricordi, mi ha fatto capire quanto sia importante la pelle. Da allora, sono trascorsi momenti felici e non, ma non riesco a non imprimere sulla mia pelle le emozioni più forti.”
“E se un giorno dovesse stancarsi? Voglio dire… se desiderasse non averli più?”
“ Perché, a lei è successo? Voglio dire, lei ha desiderato dimenticare le cose che nella vita le hanno dato più intensità?”
Muto. Mi sento troppo stupido per rispondere.
Mi sorride di nuovo, non mi considera uno stupido, è sicura che io abbia capito la differenza tra le sue ragioni e quelle dei prodotti da copisteria!
“Arrivederci”e si incammina.
“Arrivederla…. O meglio, a-rileggerla!”
Si gira e mi sorride.
 
 
 
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POI…

 

 

Poi succede che rincontri una persona.
Che non vedevi da anni.
E la guardi negli occhi,
dritto,
senza limiti,
non ti fermi.

Sorridi da dentro parlandogli.
Perché respiri emozione.
E quando si avvicina per un abbraccio, un bacio
scopri che il tempo sembra non essere trascorso,
riconosci l’odore di quella pelle come fosse stato tuo.
E’ stato tuo. E forse lo è ancora,

Un abbraccio caldo
di quel calore che conosci.
Un bacio dolce
di quella dolcezza che non hai mai dimenticato.

Ti chiedi perché fosse finita,
perché avessi deciso di andartene.
Non c’è un perché.

Capisci che in realtà non te ne sei mai andata.
Sei sempre stata lì.
A un respiro dalla sua pelle.

 

 

 

Foto: Marco Pullia ph
Sito Web :http://www.marcopullia.it




 
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PAROLE.

 
 
 

 

 

Per sentirsi davvero appagati è necessario che le parole di chi ci ama (per la vita o per una notte sola) arrivino a scriversi sulla nostra pelle, si fondano con i nostri nervi, sconvolgano i nostri neuroni con l’impeto dei fuochi d’artificio e infine accarezzino i nostri muscoli dopo averli spasmodicamente stimolati.
 
 
 
 

 

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TI GUARDO DORMIRE.

 

 

 

Ti accarezzo con gli occhi, 

ti sfioro con il respiro,

sorrido alle tue labbra.
 

 

Resto immobile per il timore di svegliarti,

non voglio interrompere la serenità che traspare dal tuo viso,

cerco di immaginare i tuoi sogni.

 

 

Mi accarezzo piano 

come se a farlo fossero le tue mani.

 

Ascolto il tuo respiro

mentre il mio si affanna.

 

Immagino il tuo piacere

nel momento in cui arriva il mio.

 

Sfioro i tuoi occhi con le labbra

che si socchiudono a guardarmi.

 

 

Da quando ti amo

non assomigli più a nessuno.

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LASCERò OGNI LIMITE ALLE SPALLE.

 

Voglio respirare la tua aria,

vestirmi della tua pelle,

godere del tuo piacere.

 

Lascerò ogni limite alle spalle,

camminando nella tua direzione,

entrando dentro te.

 

Soddisferò ogni tuo desiderio,

bramando il tuo godimento,

nutrendomi del tuo piacere.

 

 

Foto: Marco Pullia ph

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INTERVISTA su LIBERAEVA.

 Ringrazio Adamo Bencivenga, direttore di LiberaEva… leggetela e guardatevi anche tutto il sito perché è ricco molto ben articolato!!

www.liberaeva.com/1palco/6/GraziaScanavini/grazia.htm

 

 

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MARCO PULLIA ph.

QUANDO UN SERVIZIO FOTOGRAFICO DIVENTA UN’ESPERIENZA "SENSUALE":

MARCO PULLIA ph.

 


 

 

Succede che un pomeriggio, mentre sfogli pagine del web cercando immagini che rappresentino i tuoi pensieri, i tuoi neuroni vengono catturati da una donna: bella? Non saprei… sicuramente intensa. Un viso che trapela serenità, soddisfacimento, amore per se stessa, calore di se stessa. In controluce.

 

Succede che vai a vedere il nome del fotografo e lo cerchi su FB: ci piaccia o no ormai è la via più facile per entrare in contatto con una persona che non conosci.

 

Succede che gli chiedi di usare questa sua foto per una pubblicazione. Inizia uno scambio di battute, idee, impressioni. Succede che la pensate allo stesso modo, che vivete nelle immagini le stesse intensità.

 

Succede che dopo un paio di mesi lui ti scrive un sms: “Tre minuti e sono lì”. E tu inizi a sudare, il cuore non ha più una logica di battito, le mani non ne vogliono sapere di lasciarti truccare… “Va be’, chi se ne frega!” tanto quello è il meno, quando ti vedrà capirà perché quelle foto non le vuoi fare.  Fossi venti kg in meno potresti anche provarci a farti scoprire, ma così…

 

Succede che entra in casa tua e tu continui a sudare e a tremare mentre pensi: “Adesso glielo dico cazzo… non le faccio io quelle foto… cioè, vorrei farle ma non ce la faccio… Fossi bella o almeno magra le farei cazzo, ma così sprechiamo tempo!”.

 

Succede che lui sorride e continua a montare la sua attrezzatura… “Ma questo è pazzo se pensa che io mi metta davanti a questa luce grossa da illuminare tutto il vicinato! …io non dico niente, se ne accorgerà che non sono fatta per le foto… anzi, se ne è già accorto, ma davanti all’evidenza non ce l’ha fatta a dirmi che avevo ragione!”

 

Succede che lui è pronto, ti dice. Così, come a chiedere di avere un bicchier d’acqua. Ecco! Avevi appena smesso di sudare rincuorata dal fatto che dovrebbe aver  capito che non c’è nulla di bello da fotografare in te, quindi ti dirà due volte sorridi e poi se ne andrà. Povero, tanti km, ma io tu glielo avevi detto…

 

Succede che ti guarda e ti dice “Spogliati”.

Riso isterico. Cerchi parole per insultarlo carinamente ma non le trovi. Provi a dirgli: “Dai… cominciamo con i vestiti poi magari li tolgo… “. Niente! Non molla! Ti guarda con quel mezzo sorriso di chi sa che lo farai.

 

Succede che lo fai. Succede che ti spogli mentre ancora le mani tremano, le braccia tremano, le gambe tremano.

 

Tensione.

 

Succede che la tensione sale perché lui prende la macchina e ti guarda, seduta su quel tavolino che ti sembra di essere in cima alla Tour Eiffel da tanto ti senti esposta.

E quel faro poi, gli tireresti una scarpa.  

E’ buio, buio pesto. Solo quel fascio di luce che si appoggia prepotente su di te.

Lui dice: “ Sentila quella luce”. La musica picchia in testa, chiudi gli occhi e la ascolti cercando un modo per scioglierti, rassegnata. Cominci a fare domande su come metterti, cosa fare. Le mani sono di troppo e non sai dove appoggiarle. Lui niente! Continua a dirti di fare quello che ti senti.

 

Succede che cerchi un pensiero, quello che più ami… lo rincorri, lo tieni stretto. Quando ti ricordi che Marco c’è, il pensiero scappa e tu lo rincorri di nuovo. Nei tuoi pensieri ti senti al sicuro, ti senti te stessa, ti lasci trasportare.

Ti stai muovendo e quasi non te ne rendi conto.

Quella luce è calda però, aveva ragione Marco quando te lo spiegava mentre allestiva.

Luce calda. Come te dentro. E se prima ti metteva a disagio adesso la cerchi, ti lasci avvolgere, la senti dentro e ti scalda.

 

Uno scatto.

Rincorri il tuo pensiero.

 

Due scatti.

Guardi Marco, che stacca gli occhi dall’obiettivo e ti rassicura.

 

Tre scatti.

Non hai più bisogno di quel pensiero.

 

Sei solo tu adesso.

Con la tua intensità.

Con la luce che ti da il calore che tu stai dando all’obiettivo di Marco.

 

Nuda. Non di vestiti. Nuda dentro.


 

 

 

Grazie Marco!!! Grazie per una professionalità in cui non potevo neanche sperare di imbattermi!!

Grazie per un’esperienza che non volevo fare ma che mi ha fatto fare un viaggio dentro a me stessa!

http://www.marcopullia.it/

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PELLE CHE FREME.

 

 

 

Pelle che freme.

Istinto che chiama.

Pensiero eccitato.

Corpo in tensione.

 

Desiderio di lasciar correre il pensiero e le labbra.

Brama di perdersi nelle tue fantasie e nelle tue carezze.

Bisogno di essere stretta dalla tua immaginazione e dalle tue mani. 

Avidità di passione e di sensazioni.

 

Adesso.

 

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I SENSI.

 

I sensi non si ingannano.

Puoi toccare una pelle che non ti emoziona ma non sara’ mai una carezza.

Puoi ingoiare un sapore che non ti piace ma non riuscirai ad assaporarlo.

Puoi guardare occhi che non ami ma non ci entrerai.

Puoi annusare un odore che non ti stimola ma non lo respirerai. Puoi ascoltare una voce ma se non l’ami non ti dara’ emozione.

 

Puoi fingere,ma non a te stesso.

E nemmeno a chi ti ama.
 

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TOCCAMI.

 

Tocca la mia pelle.

Attraversa i miei sensi.

Arriva alla mia testa.

Prendi le mie fantasie.

 

Diventeranno le tue.

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